Dove eravate l’11 settembre di tredici anni fa? Chiunque avesse già quel giorno l’età per ricordare se ne ricorderà. Io ero in auto. Da Catania andavo verso Siracusa per una riunione di dipartimento nel mio primo anno di insegnamento di ruolo. Per radio ho appreso del fattaccio. Arrivo nella solita aula sgarrupata dell’anonima palazzina che ospitava il liceo e ci trovo una giovane collega di filosofia e storia, il telefonino in mano, lo sguardo fisso verso il piccolo display, il volto raggiante. Ci legge la notizia che le è appena giunta sull’aggeggio infernale: “E’ scoppiata la terza guerra mondiale!”. Una collega più anziana, posata, bei capelli bianchi corti, pur essendo perfettamente a conoscenza dell’attacco alle torri gemelle, fa: “Guerra mondiale di chi? Chi ha attaccato chi? Chi è stato?”. L’altra, isterica, quasi urlando riprende: “Siamo in guerra, lo vuoi capire che siamo in guerra? E poi in un crescendo delirante… io quest’anno in quinta inizierò il programma dalla terza guerra mondiale e poi tornerò indietro”. Per un momento pensai che fosse tutto un sogno: la notizia alla radio, il caldo appiccicoso siracusano, l’aula fatiscente, la collega delirante, il programma di storia all’incontrario. Per carità, massimo rispetto e profondo dolore per le vittime dirette e indirette di quel vergognoso attentato. Magari poi fra vent’anni gli storici ci diranno chi furono i responsabili e che da quel giorno iniziò una terza guerra mondiale lunga e strana, una sorta di guerra dei trent’anni del nuovo millennio. Però il mio primo ricordo personale è così, cieco (vidi le immagini in tv solo la sera), surreale, sgangherato.