Entrare in una classe. Offrirsi a occhi e orecchi avidi. Essere puntato dagli sguardi. Usare la voce, la gestualità, la postura per comunicare e cercare di lasciare il segno. Ed essere trafitto per una o due ore da occhi, parole. Divorato, respinto, assorbito, annusato, fagocitato. Insegnare è un’ostensione quotidiana del proprio corpo. E il tuo corpo invecchia, mentre di là, di fronte a te, i giovani sempre eternamente giovani. Sempre sedicenni i sedicenni, fattene una ragione. Ogni anno. Ma tu no. Tu ti allontani sempre più. Mentre loro stanno fermi lì nella beata, immobile, eterna adolescenza degli studenti. Insegnare è principalmente un’ostensione del proprio corpo, dato in pasto alle nuove fameliche generazioni. Fino alla consunzione.

Questo post è dedicato in particolare a chi, anche fra i miei amici, non ne sa nulla, ma proprio nulla di che mestiere meraviglioso e atroce sia insegnare.