Nel1996 ad Atlanta, il Regno Unito conquistava in totale 15 medaglie di cui una sola d’oro, collocandosi nel medagliere sotto l’Etiopia oltre che sotto l’Eire e sopra la Bielorussia. Anche nelle precedenti edizioni i risultati erano davvero penosi, totalmente non in linea con gli altri paesi del mondo civilizzato. I britannici si saranno detti che, va bene il declino, la fine dell’impero, ecc. ecc. ma così non poteva andare. L’olimpiade si risolveva in un’umiliazione internazionale quadriennale. E così, a ritmi diversi, nelle altre competizioni (esclusi il cricket e l’equitazione, ovviamente). A quel punto è’ iniziato un massiccio piano di investimenti nello sport, finanziato dalle lotterie nazionali. Gradualmente, il trend è stato invertito. Già nel 2000 le medaglie raddoppiavano e quelle d’oro divenivano 11. Nel 2008 ben 47 medaglie di cui 19 d’oro. A Londra nel 2012 il record di 29 ori; ma quello assoluto di medaglie l’hanno ottenuto quest’anno a Rio con ben 66 podi (uno in più di Londra 2012) di cui 27 d’oro, 22 d’argento e 17 di bronzo. Il Regno Unito così, pur se terzo nel medagliere, si conferma, per la seconda Olimpiade consecutiva, il vero vincitore mondiale, se si considerano le proporzioni di popolazione e risorse disponibili rispetto a USA e Cina. Questo ci induce a riflettere su quanto possa essere efficace una politica di governo che decida di investire ‘pesantemente’ in un certo settore. Pensate che cosa si potrebbe fare nel campo dell’istruzione, dello sport, della cultura con un piano nazionale serio e finanziato. I britannici, ancora una volta, danno lezioni a tutti.