La spiaggia libera comunale n. 3. Parcheggi e dei tizi poco raccomandabili ti chiedono 2 euro. Non rilasciano ricevuta. Altri parcheggiano gratuitamente accanto, perché un muretto è caduto e si può arrivare con l’auto fino al mare. Un cassonetto della spazzatura davanti all’ingresso, transennato perché dall’orribile struttura di cemento armato cadono calcinacci. Senso di precarietà, di abbandono. Sporcizia ovunque. Un chioschetto dei gelati chiuso. Piante secche attorno ad una passerella di truciolato che porta verso il mare. Bagni fetidi, docce sgangherate. Nessun servizio. Solo sporcizia ovunque. Poche persone, perché il tempo è variabile. Incontro una giovane coppia con un bambino di 9 mesi. Lei romana, lui catanese in vacanza; devono essere dei tipi in gamba, che lavorano nella ricerca, nell’università. Nonostante tutto ci godiamo il mare, il vento, un panorama mozzafiato. Catania, città unica al mondo, ma incivile. Con un’amministrazione penosa, scandalosa direi. Il nuovo Bianco è un’imbolsita controfigura di quello che fu negli anni ’90. Nessun rapporto col territorio, la città alla deriva. Nessuna inversione di tendenza. Se ne deve andare. Bisogna mandarlo via il prima possibile. E ricominciare con un grande patto di solidarietà tra tutti i catanesi onesti. Catania all’ultima spiaggia.