Il laico Sciascia, l’illuminista Sciascia, ossessionato dalla teologia. A ragione. Teologia, scienza di Dio, ovvero del potere. E “Todo modo” è un romanzo sul fondamento del potere. La conclusione è che non si deve eliminare il corrotto, né il corruttore, ma chi giustifica e sorregge con la sua corrotta teologia il sistema dell’opacità. Le cose sarebbero molto più semplici, in verità, se si avesse il coraggio di chiamare con un nome chiaro ciò che appare sotto gli occhi di tutti. Il labirinto è dipinto in tutti i suoi meandri. E il pittore-narratore mostra con l’ultimo colpo la via d’uscita.


“C’era un eremo: una casa diroccata, una chiesetta mal tenuta; e don Gaetano, tre anni fa, ha tirato su quest’albergo… La Repubblica tutela il paesaggio, lo so; ma poiché don Gaetano tutela la Repubblica… Insomma la solita storia”.

Sciascia aveva in mente l’obbrobrioso Emmaus di Zafferana Etnea, che nel romanzo chiama “Eremo di Zafer”.

“Mi avvicinai cautamente. Nella radura, al sole, c’erano delle donne in bikini. Erano certamente quelle dell’albergo, di cui mi aveva detto il giovane prete. Cinque, infatti. Mi avvicinai ancora, sempre silenziosamente. E stavano in silenzio anche loro: distese sugli asciugamani a spugna dai colori vivaci, quattro; una invece seduta, immersa nella lettura. Era un’apparizione. Qualcosa di mitico e di magico. A immaginarle del tutto nude (e non ci voleva molto), tra l’ombra cupa del bosco in cui io stavo e la chiazza di sole in cui stavano loro, con quei colori, in quell’assorta immobilità, ne veniva un quadro di Delvaux”.


“Mi creda: il miglior modo di fare all’amore è quello immediato, fuggevole, che offrono le prostitute… […] E’ una cosa talmente semplice, il fare all’amore… Che è poi l’amore: non ce n’è altro, tra un uomo e una donna… E’ come aver sete e bere. Non c’è niente di più semplice che aver sete e bere; essere soddisfatti nel bere e nell’aver bevuto; non avere più sete. Semplicissimo”

“Era sì un ladro, uno che, in altri tempi, avrei rubricato mille volte per malversazione e peculato, per corruzione, per tutti quei reati che i legislatori hanno constatato o previsto in rapporto all’amministrazione del denaro pubblico; ma per la morale corrente, per la prassi oggi in uso, era considerato strenuamente onesto: e soltanto perché pochissimo, o addirittura nulla, rubava per sé”.

“C’è una netta demarcazione, per costoro, tra le donne da sposare e far prolificare e le donne con cui peccare: queste bisogna che emanino il senso del peccato a prima vista, a primo odore”.