L’affaire Moro è un documento di intelligenza e umanità. Stare accanto a Sciascia significa sempre avere il piacere di dilatare la propria mente, quasi senza fatica, tanto asciutta e chiara e diretta e gradevole è la sua prosa. Si può essere in disaccordo (e spesso lo si è). Ma ad ogni sua ipotesi e conclusione è giunto per via di ragionamento e di esperienza, mai per partito preso. E quindi, leggere Sciascia, è davvero mettersi in dialogo con lui. L’ironia, la sagacia, la brillantezza illuminano così anche in questo pamphlet e nella Relazione di minoranza della Commissione parlamentare presentata dal deputato Leonardo Sciascia una delle pagine più oscure della storia italiana.

“Moro non era stato, fino al 16 marzo, un ‘grande statista’. Era stato e continuò ad esserlo anche nella ‘prigione del popolo’, un grande politicante: vigile, accorto, calcolatore; apparentemente duttile, ma effettualmente irremovibile; paziente, ma della pazienza che si accompagna alla tenacia; e con una visione delle forze, e cioè delle debolezze, che muovono la vita italiana, tra le più vaste e sicure che uomo politico abbia avuto”.

“E’ come se un moribondo si alzasse dal letto, balzasse ad attaccarsi al lampadario come Tarzan alle liane, si lanciasse alla finestra saltando, sano e guizzante, sulla strada. Lo Stato italiano è resuscitato. Lo Stato italiano è vivo, forte, sicuro e duro. Da un secolo, da più che un secolo, convive con la mafia siciliana, con la camorra napoletana, col banditismo sardo. Da trent’anni coltiva la corruzione e l’incompetenza, disperde il denaro pubblico in fiumi e rivoli di impunite malversazioni e frodi. Da dieci tranquillamente accetta quella che De Gaulle chiamò – al momento di farla finire – ‘la ricreazione’: scuole occupate e devastate, violenza dei giovani tra loro e verso gli insegnanti. Ma ora, di fronte a Moro prigioniero delle Brigate rosse, lo Stato italiano si leva forte e solenne. Chi osa dubitare della sua forza, della sua solennità? Nessuno deve aver dubbio: e tanto meno Moro, nella ‘prigione del popolo’. ‘Lo Stato italiano forte coi deboli e debole coi forti’, aveva detto Nenni. Chi sono i deboli, oggi? Moro, la moglie e i figli di Moro, coloro che pensano lo Stato avrebbe dovuto e dovrebbe essere forte coi forti. Dell’improvviso levarsi dello Stato ‘come torre ferma che non crolla’ Moro è sorpreso. Come è venuto fuori, da quella larva, questo mostro corazzato e armato?”.