“Anche le lave dell’Etna sono, come quelle del Vesuvio, popolate di ginestre: ma a nessuno – da Pindaro a Spallanzani – hanno suggerito i sentimenti e i pensieri che Leopardi esprime nell’altissimo canto; e si può azzardare che non li avrebbe suggeriti allo stesso Leopardi. La ginestra erompe dalle lave dell’Etna come una promessa, non come un monito. Sta lì a disgregare primamente la durissima e compatta crosta della lava, preparandola alla disgregazione del piccone e della zappa, al lavoro tenace e paziente dell’uomo, alla coltivazione, alla «cultura». Non contenta dei «deserti», l’odorosa e lenta ginestra, ma del deserto nemica. Alleata dell’uomo, amica della fatica umana, della fecondità e della bellezza che l’uomo sa ricreare. Fragile come una canna, l’uomo, ma sempre più nobile di tutto ciò che lo uccide. E questo dicono le ginestre delle sciare, i giardini, le vigne, i ridenti paesi dell’Etna”.

Leonardo Sciascia, “I paesi dell’Etna”