De “Il giorno della civetta” molti hanno in mente la classificazione in cinque gradi dell’umanità: “Gli uomini, i mezzi uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà”. Ma sono le parole di un mafioso.

Di recente, dopo la polemica sulle palme a piazza del Duomo a Milano, sono state rievocate le parole sulla “linea della palma”, che sale verso nord: “Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia”…

A me piace ricordare, a lettura ultimata, i pensieri che frullano nella testa del capitano Bellodi, proprio poco prima che don Mariano si lanci nella sua filosofica categorizzazione del genere umano:

“Bisognerebbe, di colpo, piombare sulle banche, mettere mani esperte nelle contabilità, generalmente a doppio fondo delle grandi e delle piccole aziende; revisionare i catasti. E tutte quelle volpi, vecchie e nuove, che stanno a sprecare il loro fiuto dietro le idee politiche o le tendenze o gli incontri dei membri più inquieti di quella grande famiglia che è il regime, e dietro i vicini di casa della famiglia, e dietro i nemici della famiglia, sarebbe meglio si mettessero ad annusare intorno alle ville, le automobili fuori serie, le mogli, le amanti di certi funzionari: e confrontare quei segni di ricchezza agli stipendi, e tirarne il giusto senso. Soltanto così ad uomini come don Mariano comincerebbe a mancare il terreno sotto i piedi… In ogni altro paese del mondo, una evasione fiscale come quella che sto constatando sarebbe duramente punita: qui don Mariano se ne ride, sa che non gli ci vorrà molto ad imbrogliare le carte”.