Studi sulle radici.

Jože Pirjevec, Serbi croati sloveni. Storia di tre nazioni, Il Mulino,
Bologna 1995

Cerimonia di incoronazione e trono in pietra: quanto rimane
dell’antico stato sloveno conservati anche dai duchi tedeschi fino al 1414. Ne parlano
Enea Silvio Piccolomini nel De Europa,
Jean Bodin, Thomas Jefferson (124).

“Nel corso di essa il principe, vestito da contadino,
con promesse di buon governo e doni simbolici doveva riscattare da un contadino
libero, scelto nella classe dei kosezi
(uomini d’arme con particolari benefici e libertà), il diritto di ascendere
alla sua carica” (124).

Ballata popolare:

“Stanotte il turco ha saccheggiato, stanotte, nella
notte oscura, ha ucciso mio padre, mia madre e la mia sorellina più giovane, ha
rapito la mia amata” (126).

Rivolta contadina che ha successo nel 1515, canzone, primo
testo a stampa sloveno: “Essi alzarono il grido dell’antico diritto,
cercando di vendicarsi e indebolire la potestà del proprio signore. A raccolta,
a raccolta, a raccolta, voi tutti, poveri e derelitti” (129).

Rivolta del 1573 “Matija Gubec, che i contadini avevano
proclamato loro re, venne fatto prigioniero e portato a Zagabria per esservi
giustiziato. Secondo le fonti, egli fu incoronato con una corona di ferro
incandescente, trascinato per le strade della città, torturato con tenaglie
roventi e infine squartato” (131).

Il riformatore sloveno Trubar e il vescovo di Trieste, Bonomo, suo protettore.

Incontro-scontro ta Trubar e Pietro Paolo Vergerio (di
Capodistria). Quest’ultimo lo convince ad adottare i caratteri latini e non
gotici per i suoi scritti in sloveno.

Dalmatini, traduttore di tutta la Bibbia in sloveno.

Nel ‘600 crisi della lingua slovena, sostituita dal tedesco
e dal latino.

Il beneficio delle riforme di Maria Teresa e di Giuseppe II
sulla Slovenia.

1809, Napoleone: province illiriche con capitale Lubiana.

Il termine “sloveno” si affermò solo tra il 1806 e
il 1812 per racchiudere carinziani, istriani, carniolani, abitanti del Litorale
(136).

1848: speranze di unificazione e autonomia all’interno
dell’impero.

Divisione della terra ai contadini, economia di mercato: emigrazione
di 100.000 sloveni.

Grande attività culturale di fine ‘800. Lotte per l’identità

1897: avvicinamento ai Croati.

1907 suffragio universale.

1915: incredibile capacità dell’esercito austro-ungarico di
difendere il confine isontino, dato da tutti per indifendibile (143).

“Gli Sloveni costituivano com’è ovvio solo una parte
dell’eterogenea compagine, composta da tedeschi, boemi, slovacchi, magiari,
dalmati, bosniaci, croati, serbi, ucraini, polacchi, ebrei, italiani, zingari,
rumeni. Essi non si distinsero per ferocia come i bosniaci, né per scetticismo
o perfino disfattismo come i cechi, ma combatterono la loro guerra senza
simpatie né per l’Austria né per l’Italia, con caparbietà contadina,
consapevoli, se non altro, di combattere in difesa della propria terra”
(144).

“Fin dal ’15 cominciano ad apparire le prime uniformi
di tessuto d’ortiche, del tutto inadatte a riparare i soldati dal gelo cui
erano esposti” (145).

Caporetto = Kobarid

Alla fine del 1918 gli Sloveni sono come “bambini
politici”.

Costituzione dell’Università a Lubiana per concessione del
nuovo governo nazionale serbo.

1928, uno sloveno Korošec diviene primo ministro (149).

1929 Colpo di stato di Alessandro. Korošec resta nel governo
ma poi ne esce.

1941 Gli sloveni sono favorevoli alla scelta del reggente
Paolo di aderire al patto tripartito come minus
malum
.

6.4.1941: invasione tedesca, italiana e ungherese.

1927 nella Venezia Giulia: proibizione di ogni attività
politico-culturale slovena. Chiusura delle scuole slovene.

Ben tre volte nel ’29 nel ’30 e nel ’41, il tribunale
speciale per la difesa dello Stato si trasferì da Roma a Pola e a Trieste per
dare in loco una dimostrazione dell’efficienza della giustizia fascista. Tra il
1927 e il 1943 vennero celebrati 131 processi contro 544 imputati sloveni e
croati, 10 dei quali furono condannati a morte e fucilati nel periodo
antecedente la Seconda Guerra Mondiale” (153).

“Come scrisse Kocbek, oltre agli ebrei solo gli sloveni
erano stati condannati a morte da Hitler come soggetto etnico: a tutti gli
altri popoli sotto il suo dominio, croati, serbi, cechi e slovacchi, polacchi,
ucraini, danesi, norvegesi e olandesi, egli aveva pur riconosciuto un qualche
diritto all’esistenza; la Slovenia invece venne divisa, per suo ordine, in tre
e smembrata tra le potenze vicine” (153).

Gli Sloveni stessi pensano a una loro definitiva scomparsa
etnica.

L’ex sindaco di Lubiana si suicida (Ivan Hriber) alla
vigilia dell’invasione tedesca, lasciando sull’argine del fiume un biglietto
con un famoso verso di Prešeren: “È meno terribile la morte nel grembo
della terra oscura / dei giorni schiavi sotto il sole splendente” (154).

21.6.1941 attacco nazista all’URSS: Per i partigiani sloveni
è il via libera all’azione.

Fronte antimperialista diventa Fronte di liberazione (OF)…
“L’informatore sloveno”.

I partigiani comunisti decidono di attaccare anche i
collaborazionisti, la società slovena si spacca. Gli italiani favoriscono la
nascita di formazioni belogardiste. La repressione italiana è violenta.

“Lubiana fu circondata da una barriera di filo
spinato” (157)

Dopo la vittoria in Africa degli anglo-americani su Rommel,
i comunisti jugoslavi temono uno sbarco alleato che favorirebbe i Karageorgevic.

Domobranci :
difensori della patria

“La fine della guerra, giunta in Slovenia solo alla
metà di maggio ’45, dopo che sugli altri fronti europei non si sparava più già
da una settimana… I domobranci, seguendo le truppe tedesche, si rifugiarono,
nel maggio del ’45, nella Carinzia occupata dagli inglesi. Questi decisero
tuttavia di rinviare i fuggiaschi in patria, insieme alle donne e ai bambini
che li avevano seguiti. Con la scusa di traspor- (159) tarli al sicuro in
Italia, li fecero salire, in 10.000 circa, su treni che li portarono al di là
delle Caravanche, dove li aspettavano speciali unità di liquidatori”
(160).

1.5.45 Tito a Trieste

12.6.45 Tito costretto a lasciare Trieste, sostituito dagli
anglo-americani (161).