Leonardo
Sciascia, Le parrocchie di Regalpetra,
in Opere 1956-1971, Bompiani, Milano
2004/7

SUI
GALANTUOMINI DI REGALPETRA

“La lettura
di due o tre libri restano le fatiche memorabili di tutta una vita” (61)

SULL’EVOLUZIONE DELLA DC

“La Dc
cominciava a digerire, con le congestioni e le dispepsie che tutti sanno, i
resti del fascismo” (70)

LA POLITICA
LOCALE. IL CONSIGLIO COMUNALE

“Divenuto
com’era accademia di garbugli legali e di sottilissime interpretazioni
giuridiche, il Consiglio non poteva che suscitare l’appassionato consenso dei
regalpetresi, in loro si agita sofistico spirito, amore alle leggi per il
giuoco sofistico che dalle leggi si può far scaturire” (72)

FASCISMO E
PICCOLA BORGHESIA

“E poi,
quando venne il fascismo, noi tutti bardati e lustri che le strade parevano
nostre tanto la facevamo da padroni, il fascismo eravamo noi maestri di scuola,
poveri uomini splendenti di patacche; e il sabato ce ne andavamo in gloria con
la divisa di gabardina e il berretto col giummo, e i contadini e i salinari che
ci guardavano con tanto d’occhi” (108)

IL PARVENU
FASCISTIZZANTE

“Nella media
e grossa borghesia italiana si incontra spesso l’uomo che si è fatto da sé ed è tutto
d’un pezzo
, l’autodidatta della ricchezza; e come l’autodidatta
propriamente detto resta in posizione di irregolarità,
in una specie di terra di nessuno tra
l’ignoranza e la cultura, così l’autodidatta della ricchezza resta tra il mondo
della povertà e quello della ricchezza: parla come un ricco e agisce come un
povero, disprezza i ricchi che non hanno conosciuto la povertà e i poveri che
non sanno pervenire alla ricchezza, lascia i parenti poveri e non sa trovare
parenti ricchi. Questa condizione di solitudine alimenta violenza, egocentrico
furore; l’uomo ricco assume tutte le caratteristiche del fuorilegge, considera
impotente la legge di fronte al denaro e i poveri dalla stessa povertà fatti
vili e corrotti, è un fuorilegge armato di neri pensieri – gli operai meglio li
tratti peggio è; la gente comincia a star troppo bene per sentire voglia di
lavorare; a prendersela con me è come battere una quartare contro un muro; la
miseria è solo inettitudine; non è vero che c’è miseria, la domenica non si può
andare al cinema per la folla che c’è – e così via, neri pensieri su cui danza
una fatua fiammella tricolore” (136)

GLI UOMINI
DEL CONCILIO VATICANO II AVREBBERO DOVUTO ASCOLTARLO

“Non sanno,
arciprete e parroci, che ogni novità, ogni sostituzione o modifica, fa
scaturire nel popolo scetticismo e irrisione; o addirittura rancore. Il decreto
(non so precisamente come si chiami) che ha portato la novità della domenicale
messa pomeridiana, per cui un cattolico può prendere comunione tre ore dopo il
buon pasto della domenica, ha sollevato ironici commenti: benché sia stato il
Papa a dirlo, la gente non crede che una comunione presa alle quattro del
pomeriggio sia valida, come si dice in linguaggio burocratico, “a tutti gli
effetti”. Il popolo vuole la Chiesa immobile e massiccia come una dolomia, al
di fuori del tempo umano, lontana” (164).

PER LA MIA
RACCOLTA DI CITAZIONI ANTIFILOSOFICHE

“… dal
maggiore americano, un uomo tutto bianco e dritto, dicevano al suo paese
insegnasse filosofia, forse dicevano così perché qui tutto ciò che appare
strambo vien fatto scaturire da filosofia” (187).

LO ZIO NOSTALGICO
ATTACCA GLI AMERICANI E FINOCCHIARO APRILE CON CITAZIONE DI LEOPARDI (ALL’ITALIA)

“’Oh povera
Italia’ diceva mio zio ‘Italia mia vedo le mura e gli archi… manco le mura ci
lasciano questi delinquenti, gettano bombe come se dicessero paternostri; e ora
quest’altro che vuole la Sicilia indipendente, buffone lui e tutti quelli che
gli vanno appresso” (197)