“Quel giorno d’estate” del regista francese Mikhaël Hers con uno straordinario Vincent Lacoste è un film delizioso. Semplice, sobrio, solido.

Il tema narrativo è la vita quotidiana che riprende dopo un attacco terroristico a Parigi, a partire dalla relazione di un giovane zio e della sua piccola nipote. Il messaggio su cui si incentra è il senso della resilienza, della responsabilità e della virilità nell’occidente estremo. Un potente significato laico e umano in un mondo che abbandona e supera le antiche tutele religiose, traducendo nel nuovo millennio il meglio che il messaggio della saggezza filosofica e cristiana, per vie diverse, ha lasciato in eredità.

Non intendo qui recensirlo, ma semplicemente invitare alla visione.

Un elemento me lo ha fatto apprezzare particolarmente: la centralità che assume lo sport nelle scene finali. Questo regista con poche immagini sembra aver compreso in misura rilevante quanto lo sport sia l’essenza del mondo occidentale contemporaneo, quanto non si possa comprendere il presente se non si approfondiscono i legami del fenomeno sportivo con l’ontologia sociale, le dinamiche politiche, economiche e psicologiche dell’uomo di oggi.