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filosofia&storia

“Dunkirk” e “1917”

attualità, cinema, storia Posted on Dom, Febbraio 09, 2020 17:26:34

Un filo rosso collega “Dunkirk” di Cristopher Nolan (2017) con “1917” di Sam Mendes (2019). Sono due film profondamente patriottici che hanno accompagnato il processo di Brexit dall’avvio alla conclusione. I due registi britannici intendono esaltare la loro nazione, la sua gelosa indipendenza, il suo amore per la libertà. All’interno di opere esteticamente apprezzabili è reso disponibile per la massa un messaggio chiaro e popolare di unione, forza, coraggio. La Gran Bretagna ce la farà. Come è accaduto nella prima e nella seconda guerra mondiale. Contro il nemico tedesco. I tedeschi non vengono praticamente rappresentati nel primo film, e nel secondo, nelle poche scene in cui sono ritratti, assurgono a emblema di disumanità, slealtà, volgarità.

Non è un caso se le azioni di entrambi i film si svolgano sul suolo francese. I fratelli d’oltremanica, legati da un’unica storia millenaria, si stanno consegnando mani e piedi al mortale abbraccio germanico. Sono loro che stanno tradendo noi, noi che abbiamo versato il sangue per loro.

In “1917” c’è una scena cruciale, che ne riprende una simile di “Barry Lyndon” di Kubrick: nell’orrore della guerra il soldato solitario incontra, all’interno di una casa, una donna sola con un neonato e per un attimo si ricostituisce un’umanità armonica. Ma Barry, l’irlandese, che sta fuggendo sotto mentite spoglie, sostanzialmente inganna la donna tedesca e ne prende godimento: il bambino è solo un paffuto trastullo, frutto altrui. In ‘1917’ William, l’inglese, che sta lottando contro il tempo per adempiere al dovere, dà tutto quello che ha alla donna francese e versa persino il suo latte per il bambino che ella accudisce, come fosse suo figlio, e che diviene simbolo di rinascita e speranza.

Che film di questo tenore escano in questi anni come coproduzioni anglo-americane ha un chiaro valore di promozione culturale a sostegno di precise scelte politiche, quali la fuoriuscita del Regno Unito dall’Unione Europea e il tentativo di disarticolazione del progetto eurocratico da parte di Usa e Regno Unito.

Non sto qui a discutere se quelle scelte politiche siano giuste o no e per chi eventualmente. Quello che mi interessa è che dei prodotti di buon livello artistico trasmettano un messaggio culturale e nazionale senza scadere nella propaganda dozzinale o violenta. Evidentemente, in quei paesi, la Politica con la P maiuscola, quella che noi diciamo essere stata divorata dall’Economia, dalla Burocrazia, dalla Tecnica, esiste ancora, nonostante, o anzi proprio grazie alle bizzarrie personali di un Nigel Farage o di un Boris Johnson o di un Donald Trump e influisce anche, direttamente o indirettamente, sulle produzioni artistiche (come è sempre stato).

Si impone poi un confronto con il cinema italiano più di successo, tutto ripiegato sui problemi adolescenziali dei cinquantenni, sulla propaganda di valori politically correct – tanto stucchevoli quanto non praticati – sul burinismo dilagante, sulla violenza criminaloide. E si può misurare visivamente la distanza tra chi, ancora oggi, tra mille difficoltà, è nazione, e chi non è lo ormai più e forse non lo è stato mai.



E De Mauro si rivolta nella tomba

attualità Posted on Dom, Febbraio 05, 2017 19:47:58

La risposta del ministro senza laurea e senza diploma al drammatico appello dei Seicento è questa:

“Partendo dalle idee e dalla lezione di De Mauro, chiederemo alle scuole di cercare di capire cosa la scuola possa fare per migliorare l’inclusione sociale delle ragazze e dei ragazzi, per ridurre le disuguaglianze. O ancora come tradurre in azioni didattiche concrete l’esigenza di accrescere la padronanza linguistica di studentesse e studenti”.

Che cosa aspettarsi da una che scrive così male? Solo il peggio.

“Chiederemo alle scuole di cercare di capire cosa la scuola…”

“come tradurre in azioni didattiche concrete l’esigenza di accrescere la padronanza…”

Mi viene il vomito. De Mauro, buon anima, nel frattempo si rivolta nella tomba.



Distruggere la scuola

attualità Posted on Dom, Febbraio 05, 2017 12:47:26

Questa intervista, pur nella sua brevità ed estemporaneità, è davvero rivelativa.

Innanzitutto, il presidente dell’INDIRE, in meno di due minuti, utilizza due volte il termine “scardinare” e una volta il termine “aggredire” in riferimento al ‘sistema’ tradizionale. Quindi, la sua missione è esclusivamente ‘negativa’, ‘distruttiva’. Non a caso chiama ‘avanguardie’ queste ‘idee’ pseudopedagogiche che dovrebbero annientare (diciamo la parola vera) la scuola, così come esiste da tremila anni.

In secondo luogo, associa la scuola tradizionale al taylorismo. Parla di modello ‘trasmissivo’ in associazione al taylorismo. Quanto questo abbinamento sia insensato è evidente a chiunque conosca un minimo di storia. La tradizione, ovvero la ‘trasmissione’ della cultura, è sempre stato il compito primario di ogni sistema educativo, da quelli primitivi a quelli più recenti. Il taylorismo è un modello di management finalizzato alla riduzione dei tempi di produzione. La scuola moderna ha forse adottato alcuni elementi del taylorismo, ma associare il compito primario della scuola al taylorismo è un nonsense, utile solo a creare un’atmosfera di pseudoinnovazione, che dovrebbe seguire i nuovi modelli di produzione flessibili e robotizzati dell’industria moderna, e non più quelli vetusti di inizio Novecento. Insomma, nuovismo senza contenuti.

In terzo luogo, si tradisce ben tre volte, con ben tre lapsus. Parla di ‘libri’ digitali, ma poi si ricorda che nella neolingua della neopedagogia, anche il libro deve essere ‘scardinato’, ‘aggredito’, quindi non si parli più di libri, nemmeno in formato digitale, ma solo di contenuti che svolazzano di qua e di là nel web senza alcun ordine o senso. Poi, utilizza il termine ‘lezione’, orrore! E si corregge immediatamente, perché non si deve fare più ‘lezione’, ma si devono ‘costruire le competenze’ dei ragazzi (non ‘studenti’, non ‘discenti’, non ‘allievi’, non ‘alunni’, ma… ragazzi) ‘con strumenti multimediali interattivi’ con ‘ambienti di simulazione’ con… (non lo sa neanche lui con che cosa). Infine, utilizza il termine ‘banchi’, orrore, orrore, orrore… e si corregge immediatamente ‘non più banchi’, perché i ragazzi non devono stare più di fronte alla cattedra.

Non è la liquidazione di un modello tradizionale obsoleto, è la liquidazione della scuola in sé, della trasmissione del sapere tra le generazioni, è un attacco frontale al concetto stesso di civiltà, portato avanti con non chalance, con leggerezza, per consegnare le menti delle nuove generazioni alla completa manipolazione. In nome di chi? Per conto di chi agisce questo signore? Perché deve dirci lui come dobbiamo insegnare? Chi gli ha dato il mandato di “scardinare”, “aggredire”? Chi lo ha eletto?



Cialtroni, inesperti, incompetenti, in una parola… Italici

attualità Posted on Lun, Settembre 12, 2016 14:16:12

Quando l’Italicum sarà bocciato dalla Corte costituzionale, vorrei sentire i tg a reti unificate definire cialtroni, incompetenti, inesperti, Renzi, la Boschi, la Finocchiaro e tutta questa classe politica che sta portando il paese al collasso. Ovviamente, non accadrà. Per mesi e mesi hanno bloccato il Parlamento per farlo legiferare in modo palesemente incostituzionale, quando questo Parlamento, eletto con legge elettorale incostituzionale, avrebbe dovuto fare una legge elettorale seria e condivisa e poi chiedere lo scioglimento delle camere. Invece hanno fatto pure le ‘riforme’ costituzionali. Ora, come può una maggioranza che non sa scrivere nemmeno una legge elettorale arrischiarsi a riformare unilateralmente tutta la Costituzione? Vergogna. A casa!



L’ultima spiaggia

attualità Posted on Mer, Agosto 24, 2016 23:57:03

La spiaggia libera comunale n. 3. Parcheggi e dei tizi poco raccomandabili ti chiedono 2 euro. Non rilasciano ricevuta. Altri parcheggiano gratuitamente accanto, perché un muretto è caduto e si può arrivare con l’auto fino al mare. Un cassonetto della spazzatura davanti all’ingresso, transennato perché dall’orribile struttura di cemento armato cadono calcinacci. Senso di precarietà, di abbandono. Sporcizia ovunque. Un chioschetto dei gelati chiuso. Piante secche attorno ad una passerella di truciolato che porta verso il mare. Bagni fetidi, docce sgangherate. Nessun servizio. Solo sporcizia ovunque. Poche persone, perché il tempo è variabile. Incontro una giovane coppia con un bambino di 9 mesi. Lei romana, lui catanese in vacanza; devono essere dei tipi in gamba, che lavorano nella ricerca, nell’università. Nonostante tutto ci godiamo il mare, il vento, un panorama mozzafiato. Catania, città unica al mondo, ma incivile. Con un’amministrazione penosa, scandalosa direi. Il nuovo Bianco è un’imbolsita controfigura di quello che fu negli anni ’90. Nessun rapporto col territorio, la città alla deriva. Nessuna inversione di tendenza. Se ne deve andare. Bisogna mandarlo via il prima possibile. E ricominciare con un grande patto di solidarietà tra tutti i catanesi onesti. Catania all’ultima spiaggia.



I britannici e la lezione olimpica

attualità Posted on Mar, Agosto 23, 2016 12:35:48

Nel1996 ad Atlanta, il Regno Unito conquistava in totale 15 medaglie di cui una sola d’oro, collocandosi nel medagliere sotto l’Etiopia oltre che sotto l’Eire e sopra la Bielorussia. Anche nelle precedenti edizioni i risultati erano davvero penosi, totalmente non in linea con gli altri paesi del mondo civilizzato. I britannici si saranno detti che, va bene il declino, la fine dell’impero, ecc. ecc. ma così non poteva andare. L’olimpiade si risolveva in un’umiliazione internazionale quadriennale. E così, a ritmi diversi, nelle altre competizioni (esclusi il cricket e l’equitazione, ovviamente). A quel punto è’ iniziato un massiccio piano di investimenti nello sport, finanziato dalle lotterie nazionali. Gradualmente, il trend è stato invertito. Già nel 2000 le medaglie raddoppiavano e quelle d’oro divenivano 11. Nel 2008 ben 47 medaglie di cui 19 d’oro. A Londra nel 2012 il record di 29 ori; ma quello assoluto di medaglie l’hanno ottenuto quest’anno a Rio con ben 66 podi (uno in più di Londra 2012) di cui 27 d’oro, 22 d’argento e 17 di bronzo. Il Regno Unito così, pur se terzo nel medagliere, si conferma, per la seconda Olimpiade consecutiva, il vero vincitore mondiale, se si considerano le proporzioni di popolazione e risorse disponibili rispetto a USA e Cina. Questo ci induce a riflettere su quanto possa essere efficace una politica di governo che decida di investire ‘pesantemente’ in un certo settore. Pensate che cosa si potrebbe fare nel campo dell’istruzione, dello sport, della cultura con un piano nazionale serio e finanziato. I britannici, ancora una volta, danno lezioni a tutti.



“Feste” per piccole cavie

attualità Posted on Dom, Agosto 30, 2015 13:39:23

La mercificazione di ogni aspetto della vita è sempre più invadente e aggressiva. In particolare, mi ripugna la mercificazione della convivialità e in special modo quando tocca i bambini. Le feste dei piccoli sono ormai dei mordi e fuggi a tempo cronometrato dentro le catene commerciali. Bambini seduti ad un tavolo trangugiano pizze scadenti e patate nauseabonde, bevendo zuccheri liquefatti. Non possono giocare, non possono parlarsi, rumori di ogni sorta li sovrastano. Si obesizzano. Ad un certo punto iniziano ad urlare e girano come criceti impazziti, prime innocenti cavie sacrificali dentro la gabbia del produciconsumacrepa.



Le mani sulla scuola

attualità Posted on Gio, Giugno 25, 2015 12:50:39

Un governo che mette la fiducia su un provvedimento di riordino della scuola è un governo che vuole mettere le mani sulla scuola. Non è un caso che non abbiano voluto assolutamente discutere l’eccesso di potere discrezionale affidato ai dirigenti, i quali diventeranno la “longa manus” del governo di turno in un’istituzione che, per sua natura, dovrebbe essere libera, democratica e pluralista più di ogni altra. Spesso si paragona la scuola alla sanità. In verità bisognerebbe paragonarla alla giustizia. Questo DDL infligge alla scuola un “vulnus” paragonabile ad una riforma della giustizia che prevedesse la nomina governativa di pubblici ministeri e giudici. Sarebbe il totale stravolgimento del concetto di giustizia come ordine sovrano e terzo. Lo stesso vale per la scuola. Non ci sarà più la scuola della Repubblica, ci sarà la scuola del governo di turno. Si tratta di un atto intrinsecamente autoritario e fascista. Mi viene da ridere, per non piangere, se penso a quei colleghi di “sinistra” che temevano il fascista Grillo e hanno votato il Partito Dittatoriale. Che tristezza!



Come incistare la corruzione anche nella scuola

attualità Posted on Sab, Marzo 21, 2015 16:19:32

Anche nel disegno di legge sulla scuola, come nel “Jobs act”, si crea una discriminazione tra anziani e giovani, secondo la logica, vecchia come il mondo, del ‘divide et impera’. La nuova norma prevede, infatti, che solo i docenti di nuova assunzione finiscano dentro albi regionali, da cui i dirigenti pescherebbero i ‘loro’ docenti. La discriminazione cade nel momento in cui si chiede trasferimento. Qualunque docente, anche già di ruolo, che volesse o dovesse chiedere un trasferimento ad altra scuola, non potrebbe farlo direttamente: all’atto della richiesta di mobilità finirebbe dentro l’albo, dal quale dovrebbe essere pescato eventualmente da un altro dirigente che leggesse il suo curriculum e ne rimanesse folgorato. E questo varrebbe anche per i docenti in esubero “costretti” a mettersi in mobilità. Immaginate solo le opportunità di corruzione che si andrebbero ad incistare dentro questo meccanismo folle, per cui masse di docenti dovrebbero piatire l’assunzione al dirigente-caporale, magari in cambio di bustarelle o prestazioni sessuali. Sostanzialmente, si vuole introdurre la corruzione dilagante nel Paese anche in un ambito, la scuola, che finora ne è stato toccato solo marginalmente o in forme ridicole.



Come umiliare definitivamente una nobile professione

attualità Posted on Sab, Marzo 21, 2015 16:18:39

Disegno di legge sulla scuola. Articolo 2, comma 11: “I dirigenti scolastici, definito il Piano triennale dell’offerta formativa ai sensi del comma 6, scelgono il personale da assegnare ai posti dell’organico dell’autonomia, con le modalità di cui all’articolo 7”. Articolo 7, comma 3: “L’attribuzione, da parte dei dirigenti scolastici, degli incarichi ai docenti, avviene nel rispetto dei seguenti principi e criteri: a) incarichi di durata triennale rinnovabili, coordinata con il ciclo triennale di definizione degli organici di cui all’articolo 6”. Ciò significa che ogni tre anni ci sarà il valzer dei posti. Il DS potrebbe decidere di non riconfermare l’incarico a qualche docente. In quel caso il malcapitato docente finirà nell’albo, che, ormai avrete capito, è una sorta di limbo o antinferno. Da lì poi si verrebbe ripescati da qualche DS che agogna gli scarti delle altre scuole. Se nessun DS ti chiama, l’USR ha facoltà di prelevarti e sbattarti presso qualche scuola a Vattelappesca, dove il DS locale aveva trascurato di ricoprire un posto (si veda art. 7 comma 3, lettera e). Possiamo immaginare il servilismo strisciante per farsi riconfermare e non finire nell’albo; le possibilità infinite di compiacenza o corruzione; moltiplicate quello che già oggi è presente per un milione di volte. Così, una professione già sottopagata e svilita socialmente diventerà perfino servile e umiliante. Perderà del tutto ogni traccia di nobiltà che ancora essa riveste in virtù della libertà con cui si esercita l’insegnamento, peraltro secondo la lettera della Costituzione (art. 33).



Il piano triennale dell’offerta formativa e il delirio burocratico-manageriale di un venditore di pentole

attualità Posted on Lun, Marzo 16, 2015 23:56:46

Allora, secondo il delirante disegno di legge del venditore di pentole che ci s-governa, ogni scuola, ogni tre anni, entro ottobre (cioè mentre si stanno avviando le lezioni, si redigono gli orari dei docenti, si programma l’attività annuale), deve decidere che cosa insegnare (materie curriculari, extracurriculari, potenziamento dell’offerta formativa per il successivo triennio), decidere con quanti e quali insegnanti farlo, con quali necessità finanziarie. Il tutto lo farà il Dirigente Scolastico, dopo aver “sentito” (sic!) gli organi collegiali e i principali “attori economici, sociali e culturali del territorio” (sic!). Dopo di che manda il piano all’Ufficio Scolastico Regionale, il quale, attraverso i suoi burocrati deve valutare se è compatibile economicamente e finanziariamente e se risponde alle richieste di potenziamento degli obiettivi formativi stabiliti dal governo, fra i quali al primo posto spicca il CLIL (sic!!!). Se il piano della scuola è congruo, l’USR lo invia al Ministero, il quale verifica ancora che il piano rispetti gli indirizzi strategici e la compatibilità finanziaria, dopo di che, eroga le risorse, che però potrebbero essere inferiori a quelle richieste. In tal caso, la scuola, entro febbraio, deve rimodulare il suo piano. Si potrebbe dare anche il caso che il piano della scuola non passi il vaglio dell’USR, il quale, immagino lo rispedirebbe indietro alla scuola, con dei rilievi, e questa (ormai indico scuola per indicare il DS, perché nel disegno di legge c’è questa totale identificazione molto renziana della comunità con il venditore di pentole solo al comando) lo dovrebbe riscrivere; oppure potrebbe darsi che l’USR lo validi, ma che il ministero opponga dei rilievi. Moltiplicate tutto ciò per le decine di migliaia di istituzioni scolastiche italiane, statali e paritarie; immaginate i ricorsi multipli e incrociati tra i vari livelli; e provate a immaginare l’immonda e putrescente massa di atti burocratici che questa farneticante e inutile procedura produrrà. Il tutto entro febbraio. Ma perché entro febbraio? Ovvio, perché il tutto sarà trasparente su internet e così, comodamente da casa, sarà possibile “una valutazione comparativa da parte degli studenti e delle famiglie” dei vari piani degli istituti; il tutto prima delle iscrizioni. Ma andate a cagare, branco di mentecatti senza arte né parte.



Mondo occidentalizzato, Islam e terrorismo

attualità Posted on Mar, Febbraio 17, 2015 14:46:03


Nessun tagliatore di gole “islamista”, nessun Boko Haram, nessun ISIS è in grado di produrre armi sofisticate. Ciò significa che la potenza di questi gruppi è data a monte dal rifornimento continuo di armi, provenienti dalle industrie del mondo occidentalizzato. Se si volesse fermare davvero il terrorismo, lo si potrebbe fare controllando a monte il mercato delle armi con rigide regolamentazioni, come avviene nel caso di sanzioni internazionali (vedi le sanzioni alla Russia, all’Iran, a Cuba…). Si vuole invece intervenire a valle, dopo aver creato e armato questi gruppi, per determinare ulteriore terrore e guerra. Basta questa semplice ed elementare constatazione, che però viene quasi sempre sottaciuta, per rendersi conto che ogni fenomeno di terrorismo, non è qualcosa di esterno al mondo occidentalizzato, ma è una proiezione di tensioni interne al mondo occidentalizzato, che vengono create e mantenute ad arte dalle stesse potenze mondiali per le loro politiche di dominio o per il mantenimento dello status quo. La ragione di fondo è che le classi dirigenti dei paesi avanzati sono da decenni ormai totalmente delegittimate e verrebbero facilmente spazzate vie da movimenti di popolo, se non ci fosse un clima di paura generalizzato, che viene via via sempre più fomentato, proprio per mantenere tali apparati di potere. Il gioco, ed è un gioco vecchio, che ricalca i vecchi schemi della politica colonialista, riesce per ora molto facilmente, sfruttando l’ignoranza delle masse, inebetite in occidente e mandate al macello nei paesi periferici.



La scuola perisce

attualità Posted on Ven, Febbraio 13, 2015 21:43:58


Il governo italiano sta affidando l’ennesima inutile e distruttiva ‘riforma’ della scuola a questo tale Davide Faraone, classe 1975, perito chimico, sostenitore delle occupazioni studentesche come vertice della sua formazione politica, la cui faccia fisiognomicamente dice già tutto. Che paese di merda che siamo diventati.



Speranza per il 2015, anno denapolitanizzato

attualità Posted on Gio, Gennaio 01, 2015 13:05:13


Napolitano deve averci creduto veramente. Dico di essere divenuto una sorta di monarca, anzi, di papa della Repubblica. Ha infatti tenuto a precisare nel suo ultimo discorso di fine anno che la Costituzione prevede espressamente la possibilità di dimissioni del Presidente. Insomma, ci ha informati che, in questo caso, non dobbiamo farci inquietare dai dubbi che arrovellarono i dotti e la gente comune ai tempi di Celestino V e molti secoli dopo di Benedetto XVI. No, stavolta, è tutto chiaro. L’art. 86, comma 2, della Costituzione della Repubblica Italiana prevede espressamente il caso di dimissioni del Presidente. Grazie, Presidente. Effettivamente, dal momento che quello della Costituzione è diventato un testo obsoleto, dimenticato e da modificare a piacere e a “cazzo di cane” ogni due per tre, è anche possibile che qualche cortigiano, in uno impeto di usuale leccaculismo le abbia insinuato il dubbio della necessità di rimanere a capo della Repubblica monarchica napolitan-italiana fino all’esalazione dell’ultimo respiro, come Giovanni Paolo II, poniamo. E Lei, magari, avrà esitato per un momento, non ricordando più da quanti secoli si aggira dentro i palazzi felpati del potere e constatando di risiedere, effettivamente, in una residenza papale, e risalendo indietro dalla sua stagione migliorista, a quella stalinista, a quella fascista, avrà pensato ad una sua stagione antigiansenista e ad una precedente anticonciliarista… e…. E invece, no, ci ha strabiliati tutti con un energico sussulto di costituzionalismo formale e si è ricordato di riaprire uno scricchiolante cassetto della sua immensa scrivania di rappresentanza e ne ha estratto una polverosa copia della Costituzione della Repubblica Italiana, che, sì, in effetti, prevede ‘apertis verbis’ le dimissioni del Presidente, pur non prevedendo, va detto, il doppio mandato, la prevaricazione sistematica di governo e parlamento fino a trascinare la nazione in guerra (Libia 2011), l’amnesia costituzionale prima di firmare in fretta e furia leggi palesemente anticostituzionali, l’attacco alla magistratura nelle sue prerogative fondamentali, l’imposizione alla magistratura della distruzione di prove compromettenti, ecc. ecc. e nemmeno il preannuncio delle dimissioni, e neanche il preannuncio del preannuncio delle dimissioni. Uatinni va’, pulicinella napolitano…

P.S.: La Costituzione prevede il reato di vilipendio di presidente dimissionario?



Mille leccaculo per Renzi

attualità Posted on Dom, Dicembre 14, 2014 00:19:32

La consultazione su “La buona scuola” non è andata come ci si aspettava: poca partecipazione e molte critiche. La nuova trovata del presidente del consiglio non eletto da nessuno, allora, è quella di rinviare la “riforma” e di convocare per febbraio una grande “convention” con mille esponenti del mondo scolastico che lo aiutino a far percepire la bontà e l’importanza del suo progetto. ‘Occorrono, dichiara testualmente, persone costruttive e positive, che con la loro energia potrebbero allargare il consenso intorno alla riforma. E contrastare quei cinici e arrabbiati che ci chiedono di non cambiare nulla’. Insomma, occorrono mille leccaculo per Renzi. Non si farà alcuna fatica a trovarli e a metterli sotto i riflettori. Credo che una pletora di mediocri arrivisti, incolti e incapaci stia già sgomitando.



Lotta di classe e di scuola

attualità Posted on Gio, Dicembre 04, 2014 18:49:16

Le società partecipate dagli enti locali sono più di 10.000 (nessuno è riuscito mai a fare un censimento). Costano 26 miliardi di euro l’anno di trasferimenti dallo Stato centrale. Di queste ben 1800 non hanno nemmeno un dipendente, ma hanno un consiglio di amministrazione (leggasi politici trombati messi lì a riscuotere stipendi d’oro e a fare intrallazzi). Oltre 2600 di queste società hanno più consiglieri di amministrazione che dipendenti. Con tutti questi amministratori, che amministrano come sappiamo dalle cronache, nel 2012 hanno accumulato perdite per 1,2 miliardi di euro. La prossima volta che qualcuno mi dice che non ci sono soldi per la scuola, né per gli scatti di anzianità, né per il contratto gli sparerò questi dati addosso a revolverate.



Ancora me state alla destra e sinistra?

attualità Posted on Mer, Dicembre 03, 2014 22:59:47

Si leggono post di “amici” di sinistra, che gongolano, perché Alemanno, hai visto? Hai visto i fascisti con la mafia? E poi se la prendono con i Rom, hai visto? Fascisti carogne, tornate nelle fogne ecc. ecc. Tutto giusto, sì certo. Non foss’altro che nella “cricca” di indagati l’altro uomo di punta è tale Salvatore Buzzi, ex terrorista rosso, che poi ha fatto carriera in lega coop, gestisce i servizi di accoglienza per immigrati nella cooperativa “rossa” ’29 giugno’ e che dichiara nelle intercettazioni: “Tu c’hai idea quanto ce guadagno io co gl’immigrati? Il traffico de droga renne meno”. Gli amici sinistrorsi sono sempre abili a buttarla in questioni ideologiche che non c’entrano nulla, ma proprio nulla. Questi rubano tutti, rossi, neri, pseudodestra, pseudosinistra. Ancora qualcuno si ostina a non capire. Bisognerebbe cacciarli via tutti.



Le poppute distrattrici di massa

attualità Posted on Sab, Novembre 15, 2014 14:04:29


Settecento anni fa, uno dei più grandi filosofi di ogni tempo, il francescano Guglielmo di Ockham, si batteva come un leone contro il potere tirannico dei papi, che allora contavano qualcosa, argomentando razionalmente per migliaia di pagine sui limiti del potere e sul valore della libertà. Oggi abbiamo le Femen, prezzolate nudiste, poppute distrattrici di massa, che, usando come argomento tette e culi, fanno credere ai gonzi che il potere tirannico che ci calpesta e umilia si annidi ancora nei palazzi vaticani. Com’era quella storia dei secoli bui? Occorrerà rivedere qualcosa, credo…



Una scuola orientata al lavoro? E’ già superata!

attualità Posted on Lun, Novembre 03, 2014 14:13:37

In questi anni di crisi economica, il settore primario e il secondario hanno espulso lavoratori, creando disoccupazione. Il terziario ha continuato ad assumere, almeno fino a qualche tempo fa. Da sei mesi in Francia anche il terziario espelle lavoratori e crea disoccupazione. Una situazione analoga è presumibile anche in Italia, pur in mancanza, ancora, di cifre circostanziate. Alcuni analisti interpretano il dato come l’inizio di una ristrutturazione della nostra società ancora più radicale di quella prodotta dalla crisi. Semplicemente, sta scomparendo il lavoro, non solo quello in fabbrica, sostituito da robot o delocalizzato, ma anche quello di concetto, sostituito da algoritmi, software, procedure informatiche. Anche i lavori di cura della persona iniziano a essere svolti da macchine sempre più precise. Ciò significa che occorre immaginare società con un 25-30% di disoccupati fissi, ai quali occorrerebbe garantire un reddito, per lo meno tassando le rendite prodotte al capitale dal lavoro delle macchine. Lo proponeva già l’economista svizzero Jean de Sismondi ai primi dell’800. Ritorna adesso in vari programmi politici l’istituzione del reddito di cittadinanza, garantita da una tassazione delle rendite finanziarie. Anche ammessa una soluzione del genere, rimarrebbe il problema: chi farà dei disoccupati, mantenuti con reddito di cittadinanza, dei cittadini? Non più il lavoro, che una volta educava alla dignità, al diritto, alla responsabilità. Resterebbe la scuola, che dovrebbe sempre più essere orientata ad un insegnamento di tipo critico, filosofico, valoriale (in senso pluralista) per aiutare a formare identità salde, nonostante la perdita del lavoro come luogo della formazione della persona, e di tipo scientifico superiore verso la ricerca pura e l’innovazione. Già negli anni ’50 Marshall McLuhan prevedeva che l’unico lavoro del futuro sarebbe stato quello dell’insegnante. Se l’analisi e le previsioni vanno nella direzione giusta, ciò significa che chi oggi vuole una scuola orientata principalmente alla formazione lavorativa è, come spesso accade, una pseudoavanguardia, in realtà una pericolosa retroguardia. Credono di essere avanti, ma i loro discorsi, andavano bene, sì e no, cinquant’anni fa. Si rischia di creare eserciti di diplomati e laureati tecnici, futuri disoccupati, totalmente privi di qualunque capacità di ricerca e di comprensione del proprio tempo.



Diego Fusaro e la pornoattrice

attualità Posted on Ven, Ottobre 31, 2014 22:13:02

Quando Talete cadde in un fosso, fu dileggiato da una servetta tracia, che si mise a ridere sguaiatamente. Oggi il filosofo rischia di cadere in un fosso di vipere e di essere dileggiato da una pornoattrice, che magari gli eiaculerà in faccia. I tempi si sono involgariti parecchio, su questo non c’è dubbio. Ma la sostanza non cambia. Il filosofo va avanti per la sua strada e se incontra un verme cerca di non schiacciarlo. Difficilmente, poi, potrà confondere l’oblungo anellide con le belle rotondità di una afrodite pandemia.

P.S. I video di Fusaro con Preve, girati quasi tutti poco prima della morte del filosofo comunitarista, sono tali emblemi di lucidità e amore e rispetto, che per definirli stucchevoli bisogna avere la vista annebbiata dallo sperma.



Catastrofe meridionale

attualità Posted on Mar, Ottobre 28, 2014 15:26:00

Adesso vi snocciolo alcuni dati dalle anticipazioni del Rapporto SVIMEZ 2014. Si percepiscono già da sé, ma vedere i numeri fa davvero impressione.

Prodotto interno lordo meridionale: 2012: -3,2%, 2013: -3,5%, dal 2008 a oggi: -13,3%

Prodotto interno lordo in Sicilia: 2012: -4,8%, 2013: -2,7%, dal 2008 a oggi: -14,6% (peggiore regione italiana dopo il Molise)

Occupazione: dal 2008 al 2013 – 9%

Consumi delle famiglie: 2012: -4,5%, 2013: -3,3%; dal 2008 a oggi: -12,7%

Spese per la cura della persona e l’istruzione: dal 2008 a oggi: -16,2%

Investimenti nel primario: dal 2008 a oggi – 44,6%
nel secondario: dal 2008 a oggi: – 49,4%
nel terziario: dal 2008 a oggi: – 26,5%

Famiglie povere: nel 2007: 5,8%, nel 2012: 9,8%, nel 2013: 12,6%

Dati demografici:
Emigrati dal Sud: 2001-2013: 1.559.100
Rientrati nel Sud: 2001-2013: 851.000
Saldo negativo: 708.000, il 70% giovani, di cui, il 40% laureati.
Nuovi nati nel 2013: 177.000, il dato più basso dal 1861!!!
Fecondità: 1,36 figli per donna (nel 1980 era 2,20, nel 1990 1,75); al centro-nord è attualmente 1,46; la soglia di ricambio per garantire la stabilità della popolazione è 2,1!
Per il secondo anno consecutivo il numero dei morti sopravanza quello dei nuovi nati. Tale situazione è stata registrata l’ultima volta nel 1918!

Non riporto i dati occupazionali agghiaccianti. Chi ha voglia può leggere le anticipazioni del Rapporto SVIMEZ qui: http://www.svimez.info/images/RAPPORTO/materiali2014/2014_07_30_anticipazioni.pdf

Buone riflessioni a tutti.



Zuckerberg e i cinesi

attualità Posted on Gio, Ottobre 23, 2014 21:51:34

Vedo un video dove Zuckerberg, il fondatore di Facebook, viene ricevuto in un’università cinese e interloquisce con gli studenti in mandarino: https://www.youtube.com/watch?v=S5qXkPNk5cA#t=409 . Penso al nostro presidente del consiglio e alle sue magre figure internazionali quando biascica due parole in un inglese surreale. E mi deprimo. Mi sembra che il mondo viaggi ad un’altra velocità e che noi stiamo diventando periferia della periferia della periferia. Leggo che nelle scuole cinesi si studia dalle 5,30 del mattino alle 21,30 di sera, un solo giorno di vacanza al mese, vietati i cellulari. In una delle scuole con i più alti risultati in tutto il paese campeggia un motto: “La vita non è una prova, perché non ti è concessa la possibilità di riviverla”. Eccessi, si dirà. Scuole lager, vengono chiamate. Ma questi, i cinesi dico, hanno fame del mondo; gli altri, gli americani, continuano ad averne. Noi sembriamo così stanchi, senza mordente. Anche se, in questi giorni, i miei studenti mi hanno sorpreso in positivo. Mi sembrano tutti più maturi, più consapevoli. L’insegnamento filosofico e storico, unitamente a quello delle altre discipline, piano piano fa il suo lavoro. Non saremo più i primi del mondo, come un tempo, ma forse riusciamo ancora a formare spiriti complessi, capaci di sondare i misteri della natura e dell’uomo. Chissà…



Un giovane favoloso?

attualità Posted on Dom, Ottobre 19, 2014 23:29:26

Da qualche parte Hegel nelle Lezioni sulla filosofia della religione afferma che i commenti ai testi sacri dicono di più sull’epoca dei commenti stessi che sui testi sacri. Così, Mario Martone con il suo film su Leopardi ci rivela molto di più del nostro tempo che non su Leopardi stesso. Alla legge del circolo ermeneutico non sfugge nemmeno questo mio breve post, che probabilmente rivelerà qualcosa più su me, sui miei criteri di giudizio, che sul film di Martone. Ci confrontiamo con l’altro per conoscere meglio noi stessi. Così, tra rimandi speculari e inevitabili pregiudizi, il lettore veda, se gli interessa e se ha pazienza, di cavarci qualcosa da sé sul film o su Leopardi.

Fare un film su Leopardi non è certo impresa semplice. E il regista ha avuto coraggio. Virtù che ha già mostrato nel suo corpo a corpo con il Risorgimento in Così credevamo. Per di più ha voluto fare un film sulla vita di Leopardi, con ciò mostrando ulteriore coraggio. La vita del poeta recanatese, non fu quella, che so, di un Foscolo. Fu oltremodo breve, priva di grandi gesta, principalmente assorbita nel tormento del pensiero e della poesia. Una vita non avventurosa, né vissuta secondo i criteri più comuni, paralizzata dall’educazione familiare, dallo studio, dalla deformità, dalla malattia. Una vita che consumò rapidamente sé stessa nell’impossibilità di sapersi vitale, di viversi nell’energia dello slancio. E il regista sceglie deliberatamente di non mettere al centro la grandezza della poesia e del pensiero, ma la fragilità dell’uomo con la sua progressiva decadenza, la mancanza di pienezza, il rimanere bambino, nella purezza dello sguardo, certo, ma anche nell’infantilismo dei pochi vizi.

Il dramma dei primi anni è molto ben sviluppato, con la capacità di dare spessore tragico alla figura di Monaldo e all’anaffettività bigotta di Adelaide Antici, e complice levità al rapporto col fratello Carlo e la sorella Paolina. Dopo, il film prende una piega monotona, nel rapporto monocorde con l’amico Ranieri, alter ego sano e vitale del poeta, proprio quando ci si aspetterebbe che la fuga dal chiuso mondo recanatese possa aprire una prospettiva più movimentata e complessa. Il primo soggiorno romano non è raccontato, perdendosi così l’elemento del ritorno a Recanati e del successivo distacco. Si dirà, non si voleva fare un documentario. Però proprio la cronaca di un disfacimento sembra essere la seconda parte della narrazione che indulge sui fallimenti amorosi, la malattia, i traslochi, l’incapacità di vivere, l’asocialità, il dileggio e l’incomprensione di popolani e letterati, fino a presentarci il sommo poeta come una macchietta all’interno di un bordello preso in giro da un transessuale e da monelli. Un po’ troppo, a mio parere, anche se la scena del bordello avrebbe mantenuto una sua suggestività senza la sciocca appendice vladimirluxuriana.

Martone però non dimentica la poesia e la filosofia, e le scene più belle del film sono quelle dei versi del recanatese recitati o pensati – sullo sfondo meditativo di stupende immagini naturali – del dialogo con una mostruosa donna Natura, delle sentenze graffianti sputate in faccia agli intellettuali. Il vero Leopardi, lo sa anche Martone, è questo. E, in fondo, questa è la sua vera vita, vissuta in una dimensione di profondità e grandiosità tali da valere le vite di cento e mille altri uomini “normali” o persino avventurosi. E quando il regista segue il “vero” Leopardi, anche il film diventa grandioso, emozionante, profondo. Ma lo segue poco, preferisce giocare questa dimensione di profondità e immensità dell’animo del Poeta in contrasto con la pochezza fisica ed esistenziale, preferisce inseguire il disfacimento fisico, l’incapacità sessuale. Perché? Alla fine lo spettatore avrebbe desiderato ancora più poesia e ancora più filosofia leopardiane. E invece si ritrova costretto fino alla noia dietro a Leopardi al bar che reclama il gelato, sempre più deforme e caricaturale. Durante la visione mi veniva in mente Morte di un matematico napoletano sugli ultimi giorni di Caccioppoli e non mi ricordavo, sul momento, che è proprio il film di esordio dello stesso Martone. E’ proprio vero che ogni regista gira sempre un unico film. Poi mi veniva in mente il sordido Faust di Sokurov. Per la nostra epoca ossessionata dalla prestanza fisica, dal salutismo e dall’igiene, vedere un corpo deforme che vaga tra il colera e che non si cambia mai la biancheria è una sorta di incarnazione dei peggiori disvalori. Oggi Leopardi sarebbe uno sfigato penserà un certo pubblico, come generazioni di studenti hanno dedotto il pessimismo dalla gobba. Il problema però secondo me è il seguente: oggi Leopardi avrebbe potuto essere Leopardi? E abbiamo ancora poeti che sappiano trovare le parole per parlare dell’infinito, del nulla, della natura e della morte, come fece il grande recanatese? E queste domande gettano uno sguardo inquietante su di noi.

Straordinaria l’interpretazione di Elio Germano.



L’ignoranza è forza

attualità Posted on Dom, Ottobre 19, 2014 10:49:12


Nella prossima legge di stabilità (denominazione orwelliana della legge finanziaria) avremo seicento milioni di tagli all’istruzione, ottocentocinquanta milioni di euro in più alle missioni militari all’estero. Propongo di incidere sulla facciata di Palazzo Chigi il famoso slogan del Ministero della Verità di ‘1984’: “La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza”.



Addio, professor Reale!

attualità Posted on Mer, Ottobre 15, 2014 15:36:12

Ci ha lasciati Giovanni Reale, un grande uomo e un grande studioso. Ho avuto l’immensa fortuna di incrociare il mio piccolo sentiero con la sua strada maestra nell’ultimo tratto della sua vita. A luglio, quando l’ho visto l’ultima volta, era molto vivace e pimpante. Stava per andare in vacanza, a mare. Però scherzava sulla morte… diceva: “Eh, io sono entrato in quella fascia tra gli ottanta e i novanta che la statistica condanna senza pietà”. Aveva fretta di concludere il suo lavoro sui dialoghi giovanili di Platone e accennava ad un’opera sulla filosofia da Nietzsche a oggi. Se ne è andato lo stesso giorno della morte di Teresa d’Avila, dottore della chiesa. Addio, professor Reale!



La mala scuola

attualità Posted on Mer, Settembre 10, 2014 11:54:26

Riporto la conclusione della critica al rapporto “La buona scuola” del bravissimo Enrico Rebuffat, un collega del liceo Michelangiolo di Firenze, del quale si può leggere l’intervento completo al seguente link:
http://www.leparoleelecose.it/?p=16051

“…«i docenti mediamente bravi, infatti, per avere più possibilità di maturare lo scatto, potrebbero volersi spostare in scuole dove la media dei crediti maturati dai docenti è relativamente bassa e quindi verso scuole dove la qualità dell’insegnamento è mediamente meno buona, aiutandole così a invertire la tendenza … il meccanismo nel suo complesso consentirà di ridurre la disparità tra scuole, e aumentare la coesione sociale» (ib.)

È un ragionamento che lascia sgomenti. Dunque: Giorgio è un docente ‘mediamente bravo’ (non bravissimo, ma neppure scarso: mediamente bravo), ma nella sua scuola non riesce ad ottenere lo scatto perché molti suo colleghi sono bravissimi. A questo punto, secondo il Rapporto, Giorgio dovrebbe pensare così: “in questo istituto mi trovo abbastanza bene, non è troppo lontano da casa, sto portando avanti un lavoro con le mie classi… però non riesco ad avere l’aumento di 60 €. Sai cosa? Potrei chiedere il trasferimento in un’altra scuola, magari più lontana, dove iniziare tutto da capo, ma che sia piena di insegnanti mediocri con pochi crediti”. A questo punto, secondo il Rapporto, i nuovi colleghi di Giorgio lo accoglieranno a braccia aperte, riconoscendo subito in lui quella media bravura di cui loro sono ancora privi; i membri del Nucleo di Valutazione gli concederanno lo scatto agognato, a scapito di colleghi che conoscono da anni e con i quali hanno lavorato fianco a fianco; l’intera scuola lo prenderà a modello per il proprio miglioramento professionale; la coesione sociale del Paese ne trarrà giovamento.

Il rapporto “La Buona Scuola”. Facciamo crescere il Paese”, si legge, «è il frutto del lavoro portato avanti congiuntamente, tra luglio e agosto 2014, dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi e dal Ministro Stefania Giannini» (p. 134).

La scuola pubblica meritava un lavoro più intelligente, più serio, più onesto.”

Enrico Rebuffat
Liceo Michelangiolo, Firenze



Il futuro dell’istruzione

attualità Posted on Dom, Settembre 07, 2014 01:06:41

Lo scorso anno in due conferenze sul futuro del liceo classico ricordavo, tra le altre cose, che il modello di istruzione odierno è sostanzialmente ancora quello di cinquecento anni fa. Allo stesso tempo facevo notare come le trasformazioni in atto nella società rendono cruciale decidere che cosa salvare del vecchio modello per traghettarlo nella nuova realtà. Mi fa piacere pertanto riportare il seguente breve passo dall’intervento di Gianroberto Casaleggio al Forum Ambrosetti di quest’anno: “Secondo David Houle, un futurologo, l’educazione universitaria avrà una fortissima trasformazione nei prossimi anni, da qui al 2020, e il modello applicato fino a oggi, che ha 500 anni di vita cambierà di più nei prossimi 10 anni di quanto non sia cambiato negli ultimi 100”. C’è da riflettere.



Addio alla Falcucci

attualità Posted on Gio, Settembre 04, 2014 23:06:51

E’ morta Franca Falcucci, politico democristiano, che fu ottimo ministro della Pubblica Istruzione (prima donna) negli anni ’80 nei governi Craxi e Fanfani. Riuscì a ridare parzialmente dignità e centralità alla scuola italiana dopo il decennio della contestazione. Era un’insegnante di liceo e di scuola ne capiva. Molto. Dopo di lei sulla poltrona di viale Trastevere si sono succeduti giuristi, magistrati, docenti universitari, ingegneri, linguisti, imprenditori, medici, capre, scienziati, glottologi. Caro Renzi, su quella poltrona sarebbe ora di rimetterci un buon insegnante che ti dica cosa fare, come e perché, se proprio non c’è nessun Croce o Gentile nei paraggi.



Annuncite e riformite

attualità Posted on Gio, Settembre 04, 2014 12:48:26

Raramente sono d’accordo con Roger Abravanel. Questa volta sì, in toto. Scrive su Corriere.it: “Esistono Paesi, come la Finlandia, che hanno ottimi sistemi educativi. Eppure non valutano le scuole e non differenziano gli stipendi degli insegnanti per merito. Come ci riescono? Puntando moltissimo sulla selezione all’ingresso degli insegnanti (una professione che attira i migliori laureati) e su una vera formazione, fatta in classe da professori esperti e non attraverso corsi di aggiornamento. Proprio le due leve che questo decreto sembra ignorare o addirittura penalizzare“. I punti sulla scuola di Renzi non hanno niente di nuovo, niente di veramente pensato, e mirano intanto ad un obiettivo immediato: impedire una resistenza organizzata del corpo docente all’ennesimo attacco alla scuola pubblica, creando false aspettative (stabilizzazione in un colpo di 150.000 precari, si vabbé…), divisioni tra pseudo-meritevoli e non meritevoli alla caccia dell’euro in più, illusioni su un dibattito di mesi, che servirà solo a distrarre e a creare ulteriori false aspettative. Non è un dire no a priori alle proposte di Renzi. E’ la constatazione che quel che dice è vecchio e sbagliato. Del resto non mi pare che né lui né la Giannini sappiano qualcosa realmente di scuola. E quel che effettivamente c’è nei punti è roba trita e ritrita. Un’inversione radicale nella scuola sarebbe data solo da: aumento generalizzato degli stipendi, in modo da attrarre una fascia medio-alta fra i laureati, miglioramento delle condizioni di lavoro, totale sburocratizzazione, controllo ispettivo sul lavoro dei docenti, superamento dell’inutile autonomia e dell’attuale sistema di governance, compreso l’istituto della dirigenza, risparmi e tagli sugli esami di stato e sulle bocciature, attacco frontale ai diplomifici privati. Altro che chiacchiere.



Italo Calvino sul dramma palestinese. 46 anni fa

attualità Posted on Mer, Agosto 27, 2014 00:49:50

“… Il dramma dei palestinesi perseguitati ha una speciale risonanza perché i loro attuali persecutori hanno sofferto – in loro o nelle loro famiglie – persecuzioni tra le più atroci e inumane sotto il nazismo e anche molto prima per secoli e secoli. Che i perseguitati d’un tempo si siano trasformati in oppressori è per noi il fatto più drammatico…”
Italo Calvino, Lettera a Issa I. Naouri, 1968, in I libri degli altri, Torino 1991, p. 575.



Bomba o non bomba?

attualità Posted on Mar, Dicembre 21, 2010 17:36:48

“Allarme bomba in metropolitana, ma non poteva esplodere”.

Ma perché non poteva esplodere? Perché non c’era né l’innesco né l’esplosivo. Ma allora che bomba è? E perché chiamarla bomba?